Nel Documento programmatico di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri del Governo Draghi si rintraccia un nuovo rinvio per la “plastic tax”. La tassa entrerà in vigore – si legge – soltanto nel 2023. Nello specifico l’imposta si traduce in 45 centesimi di euro per ogni chilo venduto di prodotti di plastica monouso.
La plastic tax rientrava nella legge di Bilancio 2019 (per il 2020) del secondo Governo Conte; poi rinviata con il decreto Rilancio al 2021, poi ancora slittata a luglio con la nuova legge di Bilancio e all’inizio del 2022 con il decreto Sostegni bis. Con il nuovo rinvio arriva il plauso di Confindustria, mentre Legambiente mostra disaccordo.
L’obiettivo della plastic tax sarebbe quello di difendere l’ambiente, disincentivando l’utilizzo di prodotti di plastica così da contribuire a una diminuzione della produzione del materiale stesso. Il tutto per tener fede alla direttiva europea ( 2019/904/UE) immaginata per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti in plastica nel caso in cui fossero disponibili sul mercato alternative.
Tra i punti cruciali della discussione c’è appunto l’alternativa valida che possa sostituire la plastica e il cui impatto ambientale sia stato studiato e validato; senza trascurare il comportamento di consumo.
Per cui questo ulteriore rinvio dell’imposta potrebbe seriamente aprire un confronto fattivo sull’argomento che possa contribuire ad una cancellazione della stessa.
“Giuseppe Rinaldi – AD Isolkappa e presidente del Gruppo Chimica, Gomma, Plastica di Confindustria Salerno – ribadisce la sua posizione sottolineando come la propensione all’innovazione e agli investimenti delle imprese del settore si sia tradotta in un raggiungimento di tutti gli obiettivi di riciclo stabiliti dall’Unione Europea. Pertanto l’introduzione dell’imposta, seppur rinviata, metterebbe in enorme difficoltà un settore che, in termini di indotto e fatturato, è tra i principali in provincia di Salerno”.
Il comparto nel salernitano – tra produttori diretti e indiretti – conta infatti circa 250 aziende, che occupano oltre 5000 lavoratori, producendo ricavi che superano il miliardo di euro.
“Pertanto è auspicabile – sottolinea Rinaldi – la cancellazione della plastic tax soprattutto per salvaguardare le aziende, e con esse i lavoratori, che investono seriamente sul fronte sviluppo sostenibile”.
Nel Documento programmatico di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri del Governo Draghi si rintraccia un nuovo rinvio per la “plastic tax”. La tassa entrerà in vigore – si legge – soltanto nel 2023. Nello specifico l’imposta si traduce in 45 centesimi di euro per ogni chilo venduto di prodotti di plastica monouso.
La plastic tax rientrava nella legge di Bilancio 2019 (per il 2020) del secondo Governo Conte; poi rinviata con il decreto Rilancio al 2021, poi ancora slittata a luglio con la nuova legge di Bilancio e all’inizio del 2022 con il decreto Sostegni bis. Con il nuovo rinvio arriva il plauso di Confindustria, mentre Legambiente mostra disaccordo.
L’obiettivo della plastic tax sarebbe quello di difendere l’ambiente, disincentivando l’utilizzo di prodotti di plastica così da contribuire a una diminuzione della produzione del materiale stesso. Il tutto per tener fede alla direttiva europea ( 2019/904/UE) immaginata per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti in plastica nel caso in cui fossero disponibili sul mercato alternative.
Tra i punti cruciali della discussione c’è appunto l’alternativa valida che possa sostituire la plastica e il cui impatto ambientale sia stato studiato e validato; senza trascurare il comportamento di consumo.
Per cui questo ulteriore rinvio dell’imposta potrebbe seriamente aprire un confronto fattivo sull’argomento che possa contribuire ad una cancellazione della stessa.
“Giuseppe Rinaldi – AD Isolkappa e presidente del Gruppo Chimica, Gomma, Plastica di Confindustria Salerno – ribadisce la sua posizione sottolineando come la propensione all’innovazione e agli investimenti delle imprese del settore si sia tradotta in un raggiungimento di tutti gli obiettivi di riciclo stabiliti dall’Unione Europea. Pertanto l’introduzione dell’imposta, seppur rinviata, metterebbe in enorme difficoltà un settore che, in termini di indotto e fatturato, è tra i principali in provincia di Salerno”.
Il comparto nel salernitano – tra produttori diretti e indiretti – conta infatti circa 250 aziende, che occupano oltre 5000 lavoratori, producendo ricavi che superano il miliardo di euro.
“Pertanto è auspicabile – sottolinea Rinaldi – la cancellazione della plastic tax soprattutto per salvaguardare le aziende, e con esse i lavoratori, che investono seriamente sul fronte sviluppo sostenibile”.



