Case green ed efficientamento, margini di manovra per i singoli Paesi

Direttiva case green: via le prescrizioni per i singoli immobili, si guarda al patrimonio edilizio nel suo complesso, aumentano i margini di manovra per i singoli Paesi.

È il risultato raggiunto dal trilogo che, questo fine settimana a Bruxelles, ha visto impegnati i protagonisti di Parlamento e Consiglio con la mediazione della Commissione europea. Iniziativa che dà una sferzata alla Energy performance of buildings directive, che anticipa un plausibile accordo in vista di dicembre.

Queste le principali novità, a cominciare dalle prestazioni energetiche. Non ci sarà una equiparazione a livello europeo, come inizialmente pensato. Quindi, standard differenti per i paesi membri; da introdurre una nuova classe energetica per gli edifici a zero emissioni. Il nuovo approccio fa leva sull’articola 9, la contestata timeline delle ristrutturazioni (calsse E entro il 2030, D entro il 2033). Nello specifico, non si ragionerà sui singoli immobili ma sul più generale patrimonio immobiliare.

Ai singoli Stati membri il compito di elaborare piani fino al 2050, con scadenze intermedie fissate al 2030 e al 2035 per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei consumi medi di energia degli immobili.

Quanto agli incentivi fiscali, dovranno essere destinati prevalentemente a famiglie poco abbienti nonché indirizzati a inquilini di edilizi sociale e popolare.

Mentre la questione del tema dei mutui verdi sarà affrontato in un successivo provvedimento attuativo.

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