Dopo un nulla di fatto che si è protratto per intere settimane, arriva l’accordo. Il Trilogo – Parlamento europeo, Consiglio e Commissione europea – ha detto sì al testo della Direttiva case green per l’efficientamento energetico.
Qualcuno ha parlato di allentamento, qualche altro ha rivendicato la paternità dell’opera, fatto sta che la nuova versione della Direttiva resta sempre indirizzata agli edifici meno performanti energeticamente con l’obiettivo comune di ridurre emissioni e consumi in bolletta.
A ciascuno Stato membro la propria strategia – questa la novità auspicata dai governi – finalizzata alla riduzione media dei consumi energetici degli edifici residenziali. Nello specifico, riduzione del 16% entro il 2030; del 20-22% entro il 2035. Consentita, quindi, la flessibilità – ad opera del singolo Paese – da tradursi in una possibilità di esenzione dalla normativa per alcune tipologie di immobili (edifici storici, case di vacanza).
In comune, invece, saranno gli APE, Attestati di prestazione energetica, che diventeranno un modello unico per favorire informazioni e finanziamenti.
Sul fronte finanziamenti, possibilità inoltre di poter richiedere i Mutui Green. Quest’ultima misura si rivolge in particolare ai soggetti vulnerabili, a coloro che vivono in edifici con prestazioni energetiche quasi nulle. E strizzando l’occhio al nostro Paese, la fotografia non è delle migliori: il parco immobiliare è tra i più vecchi al mondo; secondo gli ultimi dati diffusi da ENEA, il 61% del patrimonio immobiliare italiano ricadrebbe nelle classi G ed F, con oltre il 50% che supera i 45 anni.
Cosa manca: il prossimo passo – dopo l’accordo del Trilogo – sarà una formale adozione da parte del Parlamento e del Consiglio europeo.
Per l’entrata in vigore della direttiva, come di consueto, si attende la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.



