Il decreto legge Anticipi, approvato con la manovra 2024, comprende un’operazione contabile: è di 15 miliardi di euro in più nel 2023 la dotazione del fondo destinato al Superbonus 110%. Le risorse in oggetto attingono da avanzi/fondi non spesi.
Da qui a fine anno – sottolineano i beninformati, anche se la cosa sembra più che plausibile – il Superbonus appare destinato a riservare ancora una serie di colpi di scena.
Nel frattempo, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio 2024. Queste le principali novità: da gennaio si ipotizza lo stop ai due meccanismi di utilizzo delle agevolazioni fiscali – stop allo sconto in fattura e alla cessione del credito – mentre si torna al meccanismo della detrazione in 10 anni e non più in 4 anni.
In ogni caso, gli sconti fiscali nel settore edilizia rappresentano un dossier aperto che troverà spazio nel maxiemendamento alla fine dell’esame parlamentare. Il dibattito è acceso. Rimane l’esigenza di proseguire negli incentivi al rinnovamento e all’efficientamento del nostro vetusto patrimonio immobiliare.
Un po’ di ossigeno può arrivare da Bruxelles: il Governo confida nel Repower Eu*, che fa riferimento a un’integrazione da 19,2 miliardi del Pnrr inviata dall’Italia all’Europa la scorsa estate.
Questa la previsione: destinare 4 miliardi, da dividere tra 2024 e 2025, all’Ecobonus sociale*, chiamato così perché «indirizza il sostegno esclusivamente alle categorie di persone a basso reddito».
Tutto dunque è ancora in ballo per una misura che da tempo rappresenta croce e delizia per i Governi che si susseguono, e soprattutto per gli imprenditori e le famiglie che in nome di una auspicata riqualificazione edilizia – sancita, tra l’altro, dall’Europa e dal nostro Paese – hanno perseguito investimenti ingenti che, ad oggi, rischiano di incagliarsi per i continui cambi di passo a cui si assiste da troppo tempo.
Gli ultimi due giorni utili dell’anno per approdare in Gazzetta Ufficiale sono il 29 e 30 dicembre.
*il piano presentato il 18 maggio 2022 dalla Commissione europea per «porre fine alla dipendenza dell’Unione europea dai combustibili fossili della Russia e affrontare la crisi climatica.



