È ufficiale: la versione definitiva della Legge di bilancio per il 2023 sbarca in Parlamento portando con sé il rinvio della cosiddetta Plastic Tax, l’imposta sul consumo di plastica monouso.
Sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2020, in seguito posticipata come dal Decreto Rilancio al gennaio 2021 e, ancora, al 1° luglio 2021; in questi giorni la Plastic Tax è stata ulteriormente rinviata al nuovo anno.
3 Governi per 3 rinvii, da Conte a Meloni passando per Draghi. Le associazioni di categoria ne chiedono l’abrogazione, sia per trovare soluzioni alternative e coerenti nel pieno rispetto ambientale sia per difendere posti di lavoro nel settore.
Nata con l’obiettivo di tutelare l’ambiente, soprattutto le acque, l’imposta sulla plastica dovrebbe disincentivare l’utilizzo dei prodotti in plastica per arrivare ad una diminuzione del materiale stesso; fu promossa con direttiva europea (2019/904/UE) per ridurre l’impatto della plastica nel caso in cui sul mercato fossero rintracciabili alternative.
Il tema cruciale fa riferimento proprio alle alternative alla plastica. Alternative che devono essere necessariamente sostenute da dati, e non da correnti di pensiero, in grado di corroborare l’impatto sull’ambiente di una eventuale soluzione diversa dal prodotto sotto accusa. Impatto che va misurato mediante un’analisi di tutto il ciclo di vita del prodotto: dalla pre-produzione fino al post consumo. Senza tralasciare, quindi, i comportamenti nella corretta gestione dei rifiuti.
Isolkappa, con l’amministratore Giuseppe Rinaldi – Presidente del Gruppo Chimica, Gomma, Plastica di Confindustria Salerno – segue da anni la questione, sostenendo l’abrogazione di una misura che metterebbe seriamente a rischio una filiera e, con essa, i tanti posti di lavoro connessi.
Leggi la posizione di Rinaldi sulla Plastic Tax:
Plastic Tax, Rinvio al 2023 – Rinaldi: “Auspicabile cancellazione dell’imposta”
Plastic Tax, nuovo rinvio – Rinaldi: “Bisogna cancellarla”



