La plastica va in crisi. È allarme per la fornitura di prodotti essenziali

Le materie plastiche scarseggiano al punto tale da diventare un’emergenza su larga scala. Unionplast torna sulla questione, sottolineando la possibilità che vengano compromesse forniture di prodotti rilevanti in diversi settori, da quello alimentare al farmaceutico, ma non solo. A rischio, in tempo di pandemia, anche le siringhe per i vaccini.

Sul mercato spot la plastica manca e i prezzi hanno raggiunto il record storico: è questa la situazione attuale. “L’emergenza comincia a far paura”, evidenzia Luca Iazzolino, presidente di Unionplast, sulle pagine de Il Sole 24 ore. Secondo un sondaggio dell’Associazione, a causa della scarsità dei polimeri l’80% delle imprese italiane ha infatti ridotto la produzione di plastica, con la conseguenza di compromettere il livello occupazionale e di veder rincarati anche i prodotti finiti.

Dall’autunno ad oggi del resto i rialzi di prezzo sono stati di oltre il 40% per il polipropilene; per il polistirene l’aumento sfiora il 70%. Un’impennata che già preoccupa i mercati e che coinvolge l’intera Europa.

Giuseppe Rinaldi, presidente del Gruppo Chimica, Gomma, Plastica di Confindustria Salerno e Ad Isolkappa (società-simbolo nella lavorazione del polistirene espanso), condividendo l’allarme lanciato da Unionplast, dichiara che ha riscontrato, direttamente, un aumento dei prezzi del polistirene superiore addirittura al 100%. “Seguo con attenzione l’evolversi della situazione per poterla fronteggiare – continua Rinaldi – con l’obiettivo di garantire ai nostri clienti le forniture necessarie.” Rinaldi, sia come imprenditore sia in virtù della carica istituzionale ricoperta è, tra l’altro, da sempre impegnato nel contrasto alla cultura di colpevolezza che accompagna l’argomento plastica, incentivando le soluzioni migliori per il “fine vita” di un materiale che impone una corretta gestione dei rifiuti.

Intanto, oggi, la demonizzata plastica fa parlare di sé per la sua assenza. Un’assenza a cui ha contribuito anche un’ondata anomala di gelo in Texas che lo scorso febbraio ha messo in ginocchio numerosi stabilimenti petrolchimici impegnati nel mercato dell’esportazione.

Se a ciò si aggiunge che l’insicurezza legata al Covid ha scoraggiato gli acquisti, talvolta incoraggiando l’esportazione, la fotografia che appare non è delle migliori: dal canto suo la Cina – come sottolineato da Il Sole 24 ore – compra “a man bassa” facendo lievitare i prezzi.

Prevedibile? Non del tutto, anche se in una circolare di Unionplast si leggeva, già a gennaio 2021, che lo spettro di un nuovo shortage nel mondo delle materie prime aleggiava sull’Europa intera.

Per cui l’appello ai produttori con un obiettivo preciso e condiviso appare non più rimandabile: attuare in Europa una rinnovata politica di sviluppo. 

Le materie plastiche scarseggiano al punto tale da diventare un’emergenza su larga scala. Unionplast torna sulla questione, sottolineando la possibilità che vengano compromesse forniture di prodotti rilevanti in diversi settori, da quello alimentare al farmaceutico, ma non solo. A rischio, in tempo di pandemia, anche le siringhe per i vaccini.

Sul mercato spot la plastica manca e i prezzi hanno raggiunto il record storico: è questa la situazione attuale. “L’emergenza comincia a far paura”, evidenzia Luca Iazzolino, presidente di Unionplast, sulle pagine de Il Sole 24 ore. Secondo un sondaggio dell’Associazione, a causa della scarsità dei polimeri l’80% delle imprese italiane ha infatti ridotto la produzione di plastica, con la conseguenza di compromettere il livello occupazionale e di veder rincarati anche i prodotti finiti.

Dall’autunno ad oggi del resto i rialzi di prezzo sono stati di oltre il 40% per il polipropilene; per il polistirene l’aumento sfiora il 70%. Un’impennata che già preoccupa i mercati e che coinvolge l’intera Europa.

Giuseppe Rinaldi, presidente del Gruppo Chimica, Gomma, Plastica di Confindustria Salerno e Ad Isolkappa (società-simbolo nella lavorazione del polistirene espanso), condividendo l’allarme lanciato da Unionplast, dichiara che ha riscontrato, direttamente, un aumento dei prezzi del polistirene superiore addirittura al 100%. “Seguo con attenzione l’evolversi della situazione per poterla fronteggiare – continua Rinaldi – con l’obiettivo di garantire ai nostri clienti le forniture necessarie.” Rinaldi, sia come imprenditore sia in virtù della carica istituzionale ricoperta è, tra l’altro, da sempre impegnato nel contrasto alla cultura di colpevolezza che accompagna l’argomento plastica, incentivando le soluzioni migliori per il “fine vita” di un materiale che impone una corretta gestione dei rifiuti.

Intanto, oggi, la demonizzata plastica fa parlare di sé per la sua assenza. Un’assenza a cui ha contribuito anche un’ondata anomala di gelo in Texas che lo scorso febbraio ha messo in ginocchio numerosi stabilimenti petrolchimici impegnati nel mercato dell’esportazione.

Se a ciò si aggiunge che l’insicurezza legata al Covid ha scoraggiato gli acquisti, talvolta incoraggiando l’esportazione, la fotografia che appare non è delle migliori: dal canto suo la Cina – come sottolineato da Il Sole 24 ore – compra “a man bassa” facendo lievitare i prezzi.

Prevedibile? Non del tutto, anche se in una circolare di Unionplast si leggeva, già a gennaio 2021, che lo spettro di un nuovo shortage nel mondo delle materie prime aleggiava sull’Europa intera.

Per cui l’appello ai produttori con un obiettivo preciso e condiviso appare non più rimandabile: attuare in Europa una rinnovata politica di sviluppo.