Isolkappa, la comunicazione ha un unico caposaldo: la trasparenza

La situazione emergenziale che da mesi stiamo vivendo – anche in termini di scarsità e aumento dei costi delle materie prime – ci impone una comunicazione in tempo reale con i nostri clienti per aggiornamenti costanti sullo stato dell’arte.

Si tratta di una metodologia di lavoro che ha un unico caposaldo: la trasparenza, che si traduce in un monitoraggio continuo dell’andamento del mercato da parte della Direzione aziendale per prevenire eventuali disagi, a cui segue un’adeguata e tempestiva informazione. Procedura che porta Isolkappa – qualche mese fa – all’attenzione della stampa nazionale per aver avviato questo rapporto di fiducia con i propri clienti: un dialogo aperto che l’AD di Isolkappa Giuseppe Rinaldi continua a implementare attraverso un nuovo approccio alla comunicazione, dentro e fuori i confini aziendali, e che prevede un coinvolgimento diretto di tutti gli attori.

Di seguito l’articolo di Carlotta Scozzari sulle pagine de La Repubblica, che tira in ballo la comunicazione di Isolkappa a proposito dell’adeguamento dei listini causato dall’aumento delle materie prime. Con Isolkappa, anche Pirelli, Stmicroelectronics, Polaris.

FONTE: LA REPUBBLICA

“Gentile cliente, la presente per comunicare che un ulteriore aumento delle diverse materie prime adoperate per la produzione dei nostri articoli ci costringe a un nuovo aggiornamento dei listini”. Il messaggio che campeggia sul sito dell’azienda produttrice di termoisolanti Isolkappa potrebbe essere replicato tale e quale per molte altre società dell’industria che, magari con meno evidenza, stanno ritoccando verso l’alto i prezzi finali per far fronte al super rincaro delle commodity e all’aumento, collegato, della domanda di pezzi. Isolkappa, dopo aver puntualizzato che i rialzi “varieranno tra il 5% e il 12%, a seconda della categoria di articolo e dei componenti coinvolti”, fa sapere che “tutti i reparti stanno moltiplicando gli sforzi per far fronte all’inaudito aumento della domanda”.

“Il trend di crescita dei prezzi – commenta Domenico Ghilotti, co-responsabile del team di ricerca di Equita sim – è visibile in molti settori, dall’industria all’energia, dalle costruzioni ai prodotti di largo consumo. È la conseguenza del recupero più rapido del previsto della domanda e delle difficoltà che ancora esistono a operare a pieno regime per molte catene produttive. Proprio la domanda molto forte fa sì che i rialzi si trasmettano al consumatore finale, destando preoccupazione per le spinte inflazionistiche”. Tra i grandi gruppi quotati in Borsa c’è chi ha già modificato i listini, chi lo ha programmato e chi ci sta pensando. Per esempio Pirelli, in linea con quanto fatto anche da altri produttori mondiali di pneumatici, ha aumentato i prezzi nel canale “ricambi” per Stati Uniti, Europa e Sud America. Con questa mossa, il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera intende contrastare l’impatto negativo, pari al 33% dei ricavi nel primo trimestre, legato soprattutto all’incremento di petrolio e gomma sia naturale (+25% annuo nel periodo da gennaio a marzo) sia sintetica.

Il colosso italo francese di semiconduttori Stmicroelectronics, per il caro materiali ma anche sull’onda di una super domanda, ha appena corretto al rialzo i listini. Mentre Buzzi Unicem, nell’ultima trimestrale al 31 marzo, parlava di prezzi di vendita “confermati in aumento”, complice una domanda di cemento sul mercato italiano trainata “dalla dinamica positiva del comparto recupero abitativo e dei lavori pubblici”. Proprio il settore edilizio è tra quelli che più stanno soffrendo. L’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, negli ultimi mesi ha più volte sottolineato come impennate dei costi del 150% per l’acciaio tondo per cemento armato e del 130% per il polietilene stiano strozzando la filiera, facendo lievitare i preventivi per le ristrutturazioni e minacciando l’operatività di molti cantieri. “Siamo costretti a modificare i listini in continuazione” ha dichiarato Emilio Ponzio, dell’omonima ditta di semilavorati in alluminio che opera da quattro generazioni nell’edilizia. In questo quadro, sembra che il governo Draghi stia studiando alcune misure di sostegno al comparto delle costruzioni, che potrebbero essere annunciate entro l’estate.

L’esecutivo è già intervenuto d’urgenza nel settore dell’energia, con una riduzione degli oneri generali in bolletta per il mercato tutelato. In questo modo, nel terzo trimestre, gli aumenti di luce e gas sono stati contenuti rispettivamente al 9,9% e al 15,3% per una “famiglia tipo”; gli incrementi sarebbero stati molto maggiori proprio a causa dei forti rialzi dei prezzi delle commodity e dei permessi di emissione di anidride carbonica. Più in generale, in virtù di un costo dell’energia elettrica all’ingrosso che dai 39 euro di media del 2020 è balzato agli 82 attesi per il 2021, ci si aspetta un rincaro delle bollette anche sul mercato libero, dove operano Enel, Iren, Acea e altre multiutility.

Il rialzo dei prezzi ai clienti non è l’unico modo di rispondere al caro materie prime, spesso collegato a una vera e propria carenza delle stesse. Il produttore di pompe a pistoni ad alta pressione Interpump, che prevede comunque di trasferire i rincari sui listini, finora è riuscito a parare i colpi degli incrementi dei costi di commodity e noli ricorrendo alle scorte.

C’è poi chi, per adattarsi al nuovo contesto, ha riorganizzato la produzione. Il Wall Street Journal ha raccontato come la società statunitense di veicoli sportivi Polaris riveda ormai quotidianamente le proprie strategie di manifattura e vendita, sulla base della disponibilità dei pezzi. Anche Silla Industries, piccola start-up padovana del settore della mobilità elettrica, negli ultimi mesi ha riorganizzato le attività. “Quando abbiamo avvertito i primi sintomi di scarsità con l’impennata dei prezzi delle materie prime – spiega l’ad Alberto Stecca – abbiamo modificato in corsa alcune parti di hardware e software per renderle compatibili con nuovi componenti e poter così utilizzare chip di produttori diversi. Al contempo, abbiamo anticipato gli acquisti, facendo scorte di magazzino e saldando subito l’intera fornitura”. Se i costi delle materie prime resteranno elevati per un lungo periodo di tempo, il rischio è che l’inflazione diventi strutturale. Da Interpump sono ottimisti e pensano che il picco delle quotazioni delle commodity sia vicino e che quindi si possa presto tornare a una relativa normalità. Anche Ghilotti di Equita si aspetta “una progressiva normalizzazione, grazie alla piena ripresa delle attività e agli investimenti in atto per aumentare capacità produttiva”. Secondo l’esperto, però, “l’inflazione è destinata a rimanere sopra i livelli precedenti la pandemia, anche per gli stimoli fiscali messi in atto dai governi”.

La situazione emergenziale che da mesi stiamo vivendo – anche in termini di scarsità e aumento dei costi delle materie prime – ci impone una comunicazione in tempo reale con i nostri clienti per aggiornamenti costanti sullo stato dell’arte.

Si tratta di una metodologia di lavoro che ha un unico caposaldo: la trasparenza, che si traduce in un monitoraggio continuo dell’andamento del mercato da parte della Direzione aziendale per prevenire eventuali disagi, a cui segue un’adeguata e tempestiva informazione. Procedura che porta Isolkappa – qualche mese fa – all’attenzione della stampa nazionale per aver avviato questo rapporto di fiducia con i propri clienti: un dialogo aperto che l’AD di Isolkappa Giuseppe Rinaldi continua a implementare attraverso un nuovo approccio alla comunicazione, dentro e fuori i confini aziendali, e che prevede un coinvolgimento diretto di tutti gli attori.

Di seguito l’articolo di Carlotta Scozzari sulle pagine de La Repubblica, che tira in ballo la comunicazione di Isolkappa a proposito dell’adeguamento dei listini causato dall’aumento delle materie prime. Con Isolkappa, anche Pirelli, Stmicroelectronics, Polaris.

FONTE: LA REPUBBLICA

“Gentile cliente, la presente per comunicare che un ulteriore aumento delle diverse materie prime adoperate per la produzione dei nostri articoli ci costringe a un nuovo aggiornamento dei listini”. Il messaggio che campeggia sul sito dell’azienda produttrice di termoisolanti Isolkappa potrebbe essere replicato tale e quale per molte altre società dell’industria che, magari con meno evidenza, stanno ritoccando verso l’alto i prezzi finali per far fronte al super rincaro delle commodity e all’aumento, collegato, della domanda di pezzi. Isolkappa, dopo aver puntualizzato che i rialzi “varieranno tra il 5% e il 12%, a seconda della categoria di articolo e dei componenti coinvolti”, fa sapere che “tutti i reparti stanno moltiplicando gli sforzi per far fronte all’inaudito aumento della domanda”.

“Il trend di crescita dei prezzi – commenta Domenico Ghilotti, co-responsabile del team di ricerca di Equita sim – è visibile in molti settori, dall’industria all’energia, dalle costruzioni ai prodotti di largo consumo. È la conseguenza del recupero più rapido del previsto della domanda e delle difficoltà che ancora esistono a operare a pieno regime per molte catene produttive. Proprio la domanda molto forte fa sì che i rialzi si trasmettano al consumatore finale, destando preoccupazione per le spinte inflazionistiche”. Tra i grandi gruppi quotati in Borsa c’è chi ha già modificato i listini, chi lo ha programmato e chi ci sta pensando. Per esempio Pirelli, in linea con quanto fatto anche da altri produttori mondiali di pneumatici, ha aumentato i prezzi nel canale “ricambi” per Stati Uniti, Europa e Sud America. Con questa mossa, il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera intende contrastare l’impatto negativo, pari al 33% dei ricavi nel primo trimestre, legato soprattutto all’incremento di petrolio e gomma sia naturale (+25% annuo nel periodo da gennaio a marzo) sia sintetica.

Il colosso italo francese di semiconduttori Stmicroelectronics, per il caro materiali ma anche sull’onda di una super domanda, ha appena corretto al rialzo i listini. Mentre Buzzi Unicem, nell’ultima trimestrale al 31 marzo, parlava di prezzi di vendita “confermati in aumento”, complice una domanda di cemento sul mercato italiano trainata “dalla dinamica positiva del comparto recupero abitativo e dei lavori pubblici”. Proprio il settore edilizio è tra quelli che più stanno soffrendo. L’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, negli ultimi mesi ha più volte sottolineato come impennate dei costi del 150% per l’acciaio tondo per cemento armato e del 130% per il polietilene stiano strozzando la filiera, facendo lievitare i preventivi per le ristrutturazioni e minacciando l’operatività di molti cantieri. “Siamo costretti a modificare i listini in continuazione” ha dichiarato Emilio Ponzio, dell’omonima ditta di semilavorati in alluminio che opera da quattro generazioni nell’edilizia. In questo quadro, sembra che il governo Draghi stia studiando alcune misure di sostegno al comparto delle costruzioni, che potrebbero essere annunciate entro l’estate.

L’esecutivo è già intervenuto d’urgenza nel settore dell’energia, con una riduzione degli oneri generali in bolletta per il mercato tutelato. In questo modo, nel terzo trimestre, gli aumenti di luce e gas sono stati contenuti rispettivamente al 9,9% e al 15,3% per una “famiglia tipo”; gli incrementi sarebbero stati molto maggiori proprio a causa dei forti rialzi dei prezzi delle commodity e dei permessi di emissione di anidride carbonica. Più in generale, in virtù di un costo dell’energia elettrica all’ingrosso che dai 39 euro di media del 2020 è balzato agli 82 attesi per il 2021, ci si aspetta un rincaro delle bollette anche sul mercato libero, dove operano Enel, Iren, Acea e altre multiutility.

Il rialzo dei prezzi ai clienti non è l’unico modo di rispondere al caro materie prime, spesso collegato a una vera e propria carenza delle stesse. Il produttore di pompe a pistoni ad alta pressione Interpump, che prevede comunque di trasferire i rincari sui listini, finora è riuscito a parare i colpi degli incrementi dei costi di commodity e noli ricorrendo alle scorte.

C’è poi chi, per adattarsi al nuovo contesto, ha riorganizzato la produzione. Il Wall Street Journal ha raccontato come la società statunitense di veicoli sportivi Polaris riveda ormai quotidianamente le proprie strategie di manifattura e vendita, sulla base della disponibilità dei pezzi. Anche Silla Industries, piccola start-up padovana del settore della mobilità elettrica, negli ultimi mesi ha riorganizzato le attività. “Quando abbiamo avvertito i primi sintomi di scarsità con l’impennata dei prezzi delle materie prime – spiega l’ad Alberto Stecca – abbiamo modificato in corsa alcune parti di hardware e software per renderle compatibili con nuovi componenti e poter così utilizzare chip di produttori diversi. Al contempo, abbiamo anticipato gli acquisti, facendo scorte di magazzino e saldando subito l’intera fornitura”. Se i costi delle materie prime resteranno elevati per un lungo periodo di tempo, il rischio è che l’inflazione diventi strutturale. Da Interpump sono ottimisti e pensano che il picco delle quotazioni delle commodity sia vicino e che quindi si possa presto tornare a una relativa normalità. Anche Ghilotti di Equita si aspetta “una progressiva normalizzazione, grazie alla piena ripresa delle attività e agli investimenti in atto per aumentare capacità produttiva”. Secondo l’esperto, però, “l’inflazione è destinata a rimanere sopra i livelli precedenti la pandemia, anche per gli stimoli fiscali messi in atto dai governi”.