EPS, l’identikit

Lo stirene – sostanza da cui si ricava il polistirene espanso – utilizzato e conosciuto per la produzione di materie plastiche è presente anche in natura: nelle fragole, nei fagioli, e ancora nelle noci, vino, birra, cannella e semi di caffè. Viene fabbricato da più di 60 anni e sul fronte sanità e sicurezza le autorità governative europee e americane hanno stabilito che lo stirene non rientra nell’elenco delle direttive CEE sulle sostanze pericolose (DSD, Dangerous Substances Directive).

Sul fronte ambientale, il polistirene espanso sinterizzato può essere ed è riciclato in tutta Europa e in diverse parti del mondo; al tempo stesso per il polistirene e, più in generale, per gli imballaggi plastici – come sottolineato da AIPE, Associazione Italiana Polistirene Espanso – sono in vigore delle azioni per la gestione dei rifiuti note come le “4R”: Ridurre (riferibile alla diminuzione dell’energia utilizzata durante la produzione) – Riutilizzare (gli imballaggi in EPS o riutilizzo sotto altre forme) – Recuperare – Riciclare. Mentre la discarica rappresenta l’ultima possibilità in quanto non permetterebbe il recupero di risorse di valore. Con lo sviluppo dei mercati per prodotti riciclati, raccogliere il polistirene espanso si rileva d’altronde una buona pratica da un punto di vista ambientale ed economico.

In ogni caso, le analisi del ciclo di vita – seguendo sempre AIPE – dimostrano che la produzione dell’imballaggio in EPS (in termini di inquinamento atmosferico, energia utilizzata, inquinamento idrico e riscaldamento globale) è più sicura rispetto alla produzione di altri materiali competitivi.

Del resto l’EPS è composto al 98% d’aria; è inoltre inodore e atossico.

Quanto all’utilizzo del petrolio e di prodotti petrolchimici, l’intera produzione degli imballaggi in plastica non ne sfrutta più del 2%.

Alla platea dei fruitori, gli imballaggi in EPS – per le proprietà fisiche e per l’adattabilità del prodotto – garantiscono soluzioni economiche e funzionali, dalle cassette per il pesce e la frutta agli imballaggi degli elettrodomestici, passando per gli isolanti termici.

Si tratta pertanto di un prodotto di valore in molteplici campi.

E quando qualche scarto in polistirolo finisce in mare e per la sua leggerezza arriva sulle spiagge, la soluzione al beach littering va rintracciata nell’educazione di chi utilizza questo o qualsiasi altro prodotto. Quindi il polistirene non va considerato come un nemico da demonizzare, ma un materiale da utilizzare semplicemente con consapevolezza.