In arrivo da Bruxelles la nuova direttiva sulla casa green; discussione in Commissione UE prevista il 9 febbraio: classe E entro il 2030, classe A entro 2050. “Gli edifici dovranno consumare poca energia, essere alimentati per quanto possibile da fonti rinnovabili – dice l’Europa – e non dovranno emettere in loco emissioni di carbonio da combustibili fossili”. Prevista esenzione per immobili storici, i cosiddetti protetti, con definizione di immobile storico demandata ai singoli Paesi membri.
Una premessa: la riqualificazione riguarderà 6 case su 10 nel nostro Paese, considerato il patrimonio immobiliare italiano datato e composto da edifici energivori, quindi poco efficienti.
A certificare la situazione sono i dati SIAPE (Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica): l’ultimo Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici ci dice che dei circa 1,3 milioni di APE analizzati, il 75% riguarda immobili edificati prima del 1991, quindi prima dell’entrata in vigore della norma (10/91) indirizzata al rispetto dei parametri minimi richiesti sul fronte energetico. Mentre solo poco più del 3% degli APE oggetto di analisi si riferisce a nuove costruzioni, quasi il 4% fa riferimento alle riqualificazioni energetiche, meno del 2% alle ristrutturazioni generali.
Una fotografia, dunque, che impone serie riflessioni sulla tutela ambientale e che innesca, al tempo stesso, reazioni contrastanti in Italia e in Europa.
Da una parte c’è il grido di dolore per le condizioni del Pianeta, dall’altro la preoccupazione per i proprietari di casa che dovranno adeguarsi alla normativa sulla casa green.
“Servono incentivi statali”, ribadisce la presidente ANCE Federica Brancaccio, che sottolinea come un piano così rivoluzionario abbia necessariamente bisogno del supporto di agevolazioni statali per la sua realizzazione. Nello specifico, si invoca una proposta di ampio respiro – con obiettivi al 2030 e al 2050 – in grado di dare una prospettiva alla politica degli incentivi, evitando di fermarsi alle micro modifiche sui bonus o sulle cessioni dei crediti.
L’Europa rassicura, rilanciando il tema dei fondi europei: la Commissione nella sua proposta prevede infatti 150 miliardi di euro. Le fonti di finanziamento possono essere diverse: c’è il Recovery; il fondo per la Transizione giusta; il fondo sociale per il clima. Del resto, sostenere gli obblighi proposti dalla Direttiva, unitamente a una revisione efficiente degli incentivi fiscali e anche a modelli di finanziamento innovativi – si legge nella nota Ansa odierna – significa favorire la crescita economica del Paese, ridurre la dipendenza energetica e i costi per le famiglie e aumentare il valore delle proprietà immobiliari.
Isolkappa, dal canto suo, segue con attenzione la cronaca, intervenendo, da protagonista, sul fronte dell’edilizia sostenibile. E lo fa anche attraverso importanti investimenti che puntano dritto alla produzione del non plus ultra per l’efficientamento energetico, a partire dalle lastre in eps per cappotto che garantiscono – attraverso l’isolamento termico – comfort abitativo, riduzione di CO2 e risparmio in bolletta. In piena sinergia – con o senza direttive europee – con la tutela reale dell’ambiente che ci ospita.



