ANCE, Superbonus e la verità sui costi che non ‘pesano’ sul Governo

L’incentivazione pubblica, in particolare sul fronte transizione ecologica, è spesso considerata dagli addetti ai lavori un costo e non un investimento.  L’Ance, Associazione Nazionale Costruttori Edili, sulle pagine de Il Sole 24 ore, prova a far chiarezza sostenendo che “il costo di un intervento di Superbonus è coperto già per la metà dalle entrate generate dal cantiere. Se a queste si somma l’indotto il saldo è nettamente positivo”.

Questo il titolo dello studio Ance: “Il 47% del Superbonus rientra all’erario in nuove tasse, Iva o contributi”. Nello specifico il paper del centro studi si interroga su quanto costi davvero allo stato il Superbonus. E, con dati alla mano, si calcola un costo effettivo di 530 milioni all’erario per ogni miliardo speso dallo Stato in detrazioni. L’obiettivo è determinare, seppur con la prudenza del caso, le maggiori entrate nel bilancio dello Stato derivanti da quei redditi pagati ad operai, dalle parcelle dei professionisti, oltre che dai prodotti, dai redditi degli imprenditori. Si tratta di un risultato raggiunto attraverso un modello empirico che “parte da un progetto reale e standardizzato in modo da calcolare, per ogni fase della lavorazione, la ricchezza prodotta in termini di redditi e utili d’impresa, determinando così la quota di investimenti dei soggetti coinvolti”.

Una precisazione: nel modello – come si legge nell’articolo – non si stimano gli effetti dell’indotto sull’economia, mentre rientrano quelli derivanti dal risparmio sulle spese energetiche delle famiglie e, di conseguenza, anche quelli dettati dall’aumento di valore degli immobili.

Una lettura che, partendo da dati attendibili, propone un interessante cambio di prospettiva e un incentivo ad un approfondimento analitico, che prende le distanze dagli slogan che camminano tra le stanze del Governo.